Così il Fmi armonizza l’immobilismo di Merkel e i timori di Obama
Allargare il ruolo della Bce per risolvere la crisi del debito, toglierle i panni del grigio arbitro dei prezzi e farla assomigliare a una vera Banca centrale è la soluzione semplice e politicamente impraticabile. Per questo nell’affannosa marcia verso il summit dell’Unione europea che si apre domani sono state proposte varie soluzioni intermedie, dal “fiscal compact” di Mario Draghi ai “bilateral loan” preferiti dal presidente europeo Herman Van Rompuy, passando per gli Eurobond e le richieste americane di rendere la Bce il prestatore di ultima istanza.
24 AGO 20

Ma mentre le quotazioni di una riforma di Francoforte calano, salgono quelle di un intervento del Fondo monetario internazionale: intervento naturalmente indiretto in cui l’istituto di Washington riceverebbe i fondi dalla Bce per poi ricomprare a proprio nome i debiti europei e garantire tassi ridotti. Per ragioni di statuto e di disponibilità finanziaria il Fmi non può essere il lender of last resort di economie avanzate – dispone di 380 miliardi di dollari, e la sola Italia il prossimo anno avrebbe bisogno di un’iniezione da 286 miliardi: le cifre di un salvatagio europeo sono fuori da ogni proporzione accessibile al Fmi – ma nulla gli vieta di fare un gioco di sponda con la Bce per acquistare debito sovrano. Anzi, è il bizantino articolo 23 dello statuto della Bce a prevedere l’ipotesi di delegare funzioni proprie a un altro istituto sovranazionale. Un paradosso: una Banca centrale prevede nella sua costituzione di poter cedere le prerogative che la rendono una Banca centrale.
Quando il Fmi e la Banca mondiale furono create, anche Keynes era confuso dal fatto che il fondo facesse de facto la banca e viceversa. Le perplessità dell’economista si riflettono nella crisi europea di oggi, dove una Banca centrale che non è una vera banca si rivolge a un fondo che non è un vero fondo. Le fonti di Washington interrogate dal Foglio dicono che l’ipotesi di un riacquisto dei debiti finanziato dalla Bce e gestito dal Fmi sta guadagnando terreno, per via di una doppia pressione politica. Angela Merkel non è disposta ad aprire a un cambiamento dello statuto della Bce né a introdurre strumenti intermedi; gli Stati Uniti, i maggiori azionisti del Fmi, hanno smesso di invocare una riforma della Bce e ora sono orientati al prestito tramite il Fmi.
Gli economisti del Fondo hanno già pronto un modello teorico di riacquisto del debito italiano da 400 miliardi di dollari, soldi che dovrebbero essere sbloccati dalla Bce (il Fmi può richiedere finanziamenti addizionali, ma devono essere approvati dal Congresso: l’ipotesi non è nemmeno sul tavolo). Domenico Lombardi, presidente dell’Oxford Institute for Economic Policy ed ex membro del board del Fmi, dice al Foglio che “il Fondo non dà soltanto il vantaggio finanziario dei tassi, ma offre un surplus di credibilità che manca all’Europa”. Poi ci sono le ricadute politiche: “Un coinvolgimento del Fmi – spiega Lombardi – aumenterebbe la leva degli americani. Anche se i soldi vengono dall’Europa, sono gli americani che comandano il Fondo. Dato che una riforma della Bce sembra impossibile da raggiungere, in queste ore Geithner sta dettando l’agenda americana ai leader europei (e domani incontrerà a Milano anche Mario Monti). E il modo più semplice per implementarla è passare attraverso il Fmi”.